Un Augurio di Buon Natale

UN SERENO AUGURIO DI BUON NATALE E FELICE ANNO

 

non si è mai troppo poveri

per  donare un sorriso ed

una carezza non abbiate

paura aiutateci ad aiutare

Auguri di Buon Natale a chi ama dormire ma si sveglia

 sempre di buon umore ,

a chi saluta ancora con un bacio,

a chi lavora molto e si diverte di più,

a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse,

a chi si alza presto per aiutare un amico,

a chi ha l’entusiasmo di un bimbo e i pensieri di un uomo,

a chi spegne la televisione per fare due chiacchiere,

a chi vede nero solo quando è buio,

a chi non aspetta Natale per essere migliore!                     Auguri a tutti dal comitato

 

 

5×1000

“Aiutiamoli a Vivere” x 5 x 1000 = 5000 “Aiutiamoli a Vivere”

Fai questa moltiplicazione ideale di solidarietà, cerca insieme a noi altri cinque amici che possano sostenere la Fondazione attraverso l’apposizione della propria firma e l’inserimento del Codice Fiscale: 91017220558, come risultato vedremo il volto dei nostri bambini illuminarsi di rinnovata speranza.

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UNA COLOMBA PER I BAMBINI DI FUKUSHIMA

UNA COLOMBA PER I BAMBINI DI FUKUSHIMA
(…25 anni dopo Chernobyl)

In occasione del venticinquennale di Chernobyl molti si stanno ricordando (ed alcuni con opportunismo) dei cosiddetti “bambini di Chernobyl“. Sarebbe immorale non ricordarsi anche dei “bambini di Fukushima“, i quali, forse, avranno bisogno, paradossalmente, di un maggiore supporto, in quanto figli di un doppio abbandono:  quello messo in atto dalla  politica della minimizzazione nucleare e, ironia della sorte, quello della comunità mondiale che considera il Giappone una potenza economica in grado di assistere dovutamente i propri cittadini. E così il cerchio si chiude: la salute di questi bambini è data in saldo al silenzio colpevole della lobby nucleare e al disinteresse silenzioso di una cooperazione che valuta unicamente le possibilità di intervento  con parametri umanitari/economici, senza considerare le già compromesse aspettative di vita, non solo di questa, ma anche delle future generazioni.
L’attenzione viene sempre più guidata (e giustamente!) verso la necessaria ricostruzione con l’obiettivo di riportare, quanto prima, una parvenza di normalità. E in questa doverosa normalità da assicurare,  pian piano scemerà l’attenzione verso un nemico, insidioso come la mafia: la radioattività, infatti, non si sente, non si vede, non ha odore.
L’unica soluzione per non pagarne la responsabilità, e il giusto risarcimento morale e economico, sarà l’oblio; la soluzione cinica per definire “psicosi” il futuro diritto alla salute dei “bambini e della popolazione di Fukushima”, sarà la minimizzazione, se non la liquidazione, degli effetti del fall out. Già dall’11 marzo, i radionuclidi si stanno incorporando nei corpi di questi bambini, dei loro genitori, fratelli, nonni…E, il problema non si esaurirà fra 20 anni, come invece vogliono farci credere.
Bisogna, già fin da ora, intervenire con una costante informazione, suggerire le raccomandazioni alimentari e le indicazioni per una gestione consapevole del rischio radioattivo. Infatti, come nelle zone di Chernobyl, non saranno le competenze o il materiale a mancare, ma la volontà a diffondere con costanza e coerenza le informazioni e, soprattutto, l’attenzione e la ricerca fra le relazioni di causa ed effetto.
Bisogna intervenire quanto prima per evitare che il benessere sociale di una nuova ricostruzione e gli incentivi economici “una tantum”, distolgano l’attenzione da sepolture sempre più anticipate dalla contaminazione radioattiva, dall’attestarsi del saldo negativo nel tempo fra natalità e mortalità, dai difetti congeniti che esploderanno fra una generazione, dovuti alla trasmissione genetica degli effetti di incorporazione dei radionuclidi. 
Nella  patria della tecnologia, Fukushima è il clone perfetto di Chernobyl. È necessario che “il volontariato di Chernobyl” diventi anche “il volontariato di Fukushima”. È tempo di un nuovo impegno, di risorse ed anche di nuova esposizione personale. Bisogna dare strumenti per intervenire alle persone “di buona volontà”.
Per questo, rivolgiamo un appello a contribuire alla campagna “MAI PIÚ HIBAKUSHA” devolvendo l’equivalente di una colomba, di un uovo di Pasqua, o di quanto si vorrà: chiediamo un segnale concreto! Sarà, inoltre, un piccolo impegno per rimanere vigili e pensare che le radiazioni colpiscono in differita…rendendoci tutti vulnerabili.
MAI PIÚ CHERNOBYL, MAI PIÚ HIBAKHUSHA, MAI PIÚ…PER TUTTI.
 

Grazie…e Buona Pasqua!
Massimo Bonfatti
www.mondoincammino.org

BUONA PASQUA ” 25 ANNI PER NON DIMENTICARE ” da www.belarusnews.it .

Siamo tornati a casa, mi sono tolto gli indumenti che indossavo a Chernobyl e ho buttato tutto quanto nell’immondizia. Però la bustina militare l’ho regalata a mio figlio. Aveva tanto insistito. Se la teneva sempre in testa. Di lì a due anni gli hanno diagnosticato un tumore al cervello. Il resto può aggiungerlo lei…Testimonianza di un liquidatore
da “Preghiera per Chernobyl ” di S. Aleksievic26 aprile 1986. Sono passati 25 anni dal disastro nucleare di Chernobyl. Sembra moltissimo tempo, ma i drammatici momenti vissuti in quelle settimane sono tornati alla mente di molti dopo il terremoto in Giappone e quello che è accaduto a Fukushima, l’11 marzo scorso. Qualcuno diceva che non sarebbe mai più accaduto, che la storia insegna… ma evidentemente non è stato così. “Chernobyl è un mistero che dobbiamo ancora risolvere, non scientificamente”, come ci ricorda giustamente Svetlana Aleksievic nel libro “Preghiera per Chernobyl”, “ma umanamente, per le impressioni e i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto”. La parola d’ordine ancora una volta è non dimenticare! Un ricordo particolare va ai liquidatori, quegli 800.000 uomini che vennero mandati, senza troppa informazione e senza protezioni adeguate, a spegnere l’incendio del reattore numero quattro della centrale e liquidare le conseguenze del disastro, costruendo una gigantesca struttura di contenimento chiamata sarcofago. E’ grazie al loro sacrificio che il disastro non ha raggiunto proporzioni ancora più spaventose. Eppure sotto quel sarcofago, che oggi ha bisogno di una sostanziale ristrutturazione, pulsa ancora il cuore della centrale. E’ un qualcosa di troppo forte, potente e, per molti versi, sconosciuto all’uomo, tanto da incutere ancora più paura. Troppe persone, soprattutto bambini, stanno pagando ancora oggi per quello che è successo 25 anni fa a Chernobyl e proprio per questo non dobbiamo e non possiamo dimenticare. Fukushima dunque come Chernobyl, per ricordarci un’altra volta quanto l’uomo sia impotente di fronte alle leggi della fisica.Questo editoriale lo trovi anche su www.belarusnews.it .BUONA PASQUA 2011

Scritto da Redazione di www.belarusnews.it   
lunedì, 26 aprile 2010

In Bielorussia non ci sono centrali nucleari (per ora…); l’Italia si è dichiarata contraria con un referendum proprio dopo il grave incidente in Ucraina. A poche ore dall’anniversario numero 24 dell’incidente di Chernobyl, occorso il 26 aprile 1986, non possiamo esimerci dal condividere con voi alcune riflessioni. Riteniamo giusto e doveroso citare il toccante libro della giornalista bielorussa, Svetlana Aleksievic, intitolato “Preghiera per Chernobyl”, in cui l’autrice raccoglie sul campo numerose testimonianze di chi, quella tragedia, l’ ha vissuta sulla propria pelle e che, ancora oggi, ne porta le cicatrici, nel proprio cuore prima che nel fisico. RICORDARE quel tragico evento significa riconoscerci consapevoli di quella tragedia, che ha indiscutibilmente cambiato il mondo. La mobilitazione e il grande movimento solidaristico che si è attivato da quel giorno d’aprile non ha eguali nella storia, per il massiccio coinvolgimento di persone, anche straniere, che si sono prodigate per arginare il problema, più o meno direttamente.
Un ricordo va soprattutto ai liquidatori e alle loro famiglie, il cui intervento è stato decisivo e tempestivo e che con il loro coraggio e il loro senso del dovere hanno impedito che il nocciolo contaminasse la circolazione idrica sotterranea (con ovvie e devastanti conseguenze), anche a distanza di molti chilometri, costruendo il sarcofago, una imponente struttura in cemento armato che contenesse il materiale radioattivo (centinaia di tonnellate) ancora “acceso”. Eppure sotto quel sarcofago, che oggi ha bisogno di una sostanziale ristrutturazione, pulsa ancora il cuore della centrale. E’ un qualcosa di troppo forte, potente e, per molti versi, sconosciuto all’uomo, da incutere ancora più paura. In questo tragico avvenimento l’uomo ha scoperto anche altre realtà, non solo quelle dei conflitti politici, delle ideologie, ma soprattutto d’amore. Molto tempo è passato dall’esplosione del quarto reattore di Chernobyl, ma non dobbiamo, e non possiamo dimenticare. I ragazzi che compongono la redazione di questo sito non erano ancora nati, i nostri genitori hanno vissuto con paura le nostre gravidanze, spaventati dai terribili messaggi che i media trasmettevano, incapaci di comprendere fino in fondo l’atomo e la sua crudele potenza, invisibile, silenzioso e senza odore. Purtroppo le radiazioni attaccarono la natura e con essa l’uomo. Tanti, troppi bambini soffrono ancora oggi per quello che successe allora, ma è proprio per questo motivo che la gente lontana ha cominciato ad impegnare tempo ed energie per porre rimedio, per alleviare le conseguenze di quell’incidente soprattutto nella sfera sociale. Un grazie di cuore a tutti coloro che si sono impegnati per sconfiggere Chernobyl e per aiutare chi ne ha più bisogno. Molto è stato fatto, ma la strada è ancora lunga! Non si può neutralizzare la radiazione, non si possono recuperare le molte vittime, ma si può e si deve cercare di proporre un nuovo tipo di società, più sostenibile e più consapevole in questo mondo “globalizzato”, perché il ridurre le distanze tra popoli e luoghi lontani non deve essere solo un semplice slogan. Chernobyl non è solo Ucraina, Russia o Bielorussia. Ci ha insegnato che il nostro mondo non è poi così grande, immenso, che bisogna tutti rispettare il pianeta, per maturare come persone ed essere in grado di costruire una società veramente integrata, mossa dai valori che le tragiche circostanze di Chernobyl hanno risvegliato. “Chernobyl è un mistero che dobbiamo ancora risolvere, non scientificamente”, come ci ricorda giustamente Svetlana Aleksievic, ma umanamente per le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto”. 24 anni dopo Chernobyl, 8760 giorni per non dimenticare, affinché il ricordo di fatti e persone continui a vivere dentro di noi, come un monito imperituro per non incappare ancora in tragici errori già commessi.

dieci anni di accoglienze con la Fondazione Aiutiamoli a Vivere e sembra ieri ………….

un caloroso grazie alle famiglie che hanno aderito alla nuova stagione di accoglienza che offrirà a settembre a 33 minori e 4 accompagnatori di fruire delle vacanze di risanamento